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La Legge Cirinnà e le nuove convivenze di fatto

Dopo anni di lavori parlamentari il disegno di legge "Cirinnà" è diventato legge ed è entrato in vigore il 5 giugno 2016.

La legge n. 76 del 20.05.2016 segna un importante cambiamento del diritto di famiglia ed introduce nel panorama giuridico italiano alcuni nuovi istituti:

1) l'unione civile tra persone dello stesso sesso

2) la convivenza di fatto ed il contratto di convivenza


La convivenza di fatto si distingue dalla mera convivenza more uxorio e viene definita quale convivenza stabile tra  due  persone  maggiorenni  (anche dello stesso sesso) unite stabilmente da legami affettivi di coppia e di reciproca  assistenza morale e materiale, non vincolate da rapporti di parentela, affinità o adozione, da matrimonio o da un'unione civile.

La differenza tra la convivenza more uxorio e la convivenza di fatto consiste nel fatto che vengono ora riconosciuti ai conviventi di fatto alcuni diritti propri dei coniugi, quali ad esempio:

  • il diritto per il convivente in stato di bisogno a percepire gli alimenti ex art. 433 c.c.  in caso di cessazione della convivenza, determinati giudizialmente in ragione della durata della convivenza.
  • gli  stessi  diritti  spettanti  al coniuge nei casi previsti dall'ordinamento penitenziario
  • in caso di malattia o di ricovero, i conviventi di fatto hanno diritto reciproco di visita, di assistenza nonchè di accesso alle informazioni personali, secondo le regole di organizzazione delle strutture  ospedaliere o di assistenza   pubbliche,  private o convenzionate, previste per i coniugi e i familiari.
  • Ciascun convivente di fatto può designare l'altro quale suo rappresentante con poteri pieni o limitati:  a) in caso di malattia che comporta incapacità di intendere  e  di volere, per le decisioni in materia di salute;   b) in caso di morte, per quanto riguarda la donazione di organi, le modalità di trattamento del corpo e le celebrazioni funerarie.
  • in caso di  morte  del  proprietario  della  casa  di  comune residenza il convivente di fatto superstite ha diritto di  continuare ad abitare nella stessa per due anni  o  per  un  periodo  pari  alla convivenza se superiore a due anni e  comunque  non  oltre  i  cinque anni. Ove nella stessa coabitino figli minori o  figli  disabili  del convivente superstite,  il  medesimo  ha  diritto  di  continuare ad abitare nella casa di comune residenza per un periodo non inferiore a tre anni.    Tale diritto  viene meno nel  caso  in  cui  il convivente superstite cessi di  abitare  stabilmente  nella  casa  di comune residenza o in caso di matrimonio, di unione civile o di nuova convivenza di fatto.
  • facoltà per il convivente superstite di succedere nel contratto di locazione, relativo alla casa di comune residenza, intestato al convivente deceduto.
  • facoltà per i conviventi di fatto di essere equiparati ai coniugi nel caso in cui l’appartenenza ad un nucleo familiare costituisca titolo o  causa  di  preferenza  nelle  graduatorie  per l'assegnazione di alloggi di edilizia  popolare.
  • diritto di partecipazione agli utili dell’impresa dell'altro  convivente , nonché ai beni con gli stessi acquistati e agli incrementi dell'azienda, anche in ordine all'avviamento,  commisurata al lavoro prestato. Il diritto di partecipazione non  spetta  qualora tra  i  conviventi  esista  un  rapporto  di  società o  di  lavoro subordinato.
  • in caso di decesso del convivente di fatto, derivante da  fatto illecito di un terzo, nell'individuazione del danno risarcibile  alla parte superstite si applicano i medesimi criteri individuati  per  il risarcimento del danno al coniuge superstite.

Affinchè la semplice convivenza more uxorio sia qualificata quale convivenza di fatto e si possa beneficiare dunque dei diritti sanciti dalla Legge 76/2016 è necessario che tale convivenza sia attestata mediante apposita certificazione anagrafica presso il Comune di residenza comune.


Altra novità importante introdotta con la legge 76/2016 è costituito dal Contratto di convivenza, negozio con cui due conviventi di fatto possono decidere di disciplinare i reciproci rapporti patrimoniali, optando ad esempio per il regime della comunione dei beni,  specificando le modalità di contribuzione alle necessità della vita comune, in relazione alle capacità reddituali di ciascuno e la residenza comune.

Per la validità del contratto di convivenza è richiesta la forma scritta, mediante atto pubblico notarile oppure mediante scrittura privata autenticata da un avvocato o notaio. Il professionista incaricato della redazione del contratto di convivenza, sia esso notaio o avvocato, dovrà poi trasmettere l’atto, entro 10 giorni dalla sua sottoscrizione, al Comune di residenza dei conviventi per l’annotazione anagrafica. Con le medesime modalità può essere modificato in qualunque tempo il regime patrimoniale scelto.

Il contratto di convivenza non può essere sottoposto a termine o condizione.  Nel  caso  in  cui  le  parti  inseriscano  termini  o condizioni, questi si hanno per non apposti.

II contratto di convivenza è affetto  da  nullità  insanabile che può essere fatta  valere  da  chiunque  vi  abbia  interesse  se concluso:

a) in presenza di un vincolo matrimoniale, di un'unione civile o di un altro contratto di convivenza;  

b) in violazione del comma 36 della L. 76/2016 (vincolate da rapporti di parentela, affinità o adozione, da matrimonio o da un'unione civile).

c) da persona minore di eta';

d) da persona interdetta giudizialmente;

e) in caso di condanna per il delitto di cui  all'articolo  88  del codice civile.

Il contratto di convivenza si risolve per:

  a) accordo delle parti;

  b) recesso unilaterale;

  c) matrimonio o unione civile tra i conviventi o tra un  convivente ed altra persona;

  d) morte di uno dei contraenti.

La risoluzione del contratto di convivenza  per  accordo  delle parti o per recesso unilaterale deve avvenire  nelle stesse forme  previste per la sua validità (atto pubblico o scrittura privata autenticata)

Qualora il contratto di convivenza preveda il regime patrimoniale della comunione  dei beni, la sua risoluzione determina lo  scioglimento  della  comunione medesima e si applicano, in quanto compatibili, le  disposizioni  di cui alla sezione III del capo VI del titolo VI del  libro  primo  del codice civile. Resta in ogni caso ferma la competenza del notaio  per gli atti di  trasferimento  di  diritti  reali  immobiliari comunque discendenti dal contratto di convivenza.


L'Unione civile viene definita dall'art. 1 della cd. legge "Cirinnà" quale formazione  sociale  ai  sensi  degli articoli 2  e  3  della  Costituzione  costituita da due  persone  maggiorenni  dello  stesso  sesso.

L’unione civile viene costituita mediante dichiarazione resa di  fronte  all'ufficiale  di stato civile ed alla presenza di due testimoni.  L'ufficiale di stato civile provvede  alla  registrazione  degli atti di unione civile tra persone dello  stesso  sesso  nell'archivio dello stato civile.

L'unione civile è  certificata dal relativo documento attestante la  costituzione  dell'unione,  che deve contenere i dati anagrafici delle parti, l'indicazione del  loro regime patrimoniale e della loro residenza, oltre ai dati  anagrafici e alla residenza dei testimoni.

Mediante dichiarazione all'ufficiale di stato civile  le  parti possono stabilire di assumere, per la durata dell'unione  civile, un cognome comune scegliendolo tra i loro cognomi. La parte può anteporre o posporre  al  cognome  comune  il proprio cognome, se diverso, facendone dichiarazione all'ufficiale di stato civile.

Al pari del matrimonio, con la costituzione dell'unione civile le parti acquistano gli stessi diritti e  assumono  i  medesimi doveri; dall'unione civile deriva l'obbligo reciproco  all'assistenza morale e materiale  e  alla  coabitazione.  Entrambe  le  parti  sono tenute, ciascuna in relazione alle proprie sostanze  e  alla  propria capacità di lavoro  professionale  e  casalingo,  a  contribuire  ai bisogni comuni.

Il regime patrimoniale dell'unione civile  tra persone  dello stesso sesso, in mancanza di  diversa  convenzione  patrimoniale,  è costituito dalla comunione dei beni.

La legge richiama inoltre l’applicazione delle norme che disciplinano: le convenzioni patrimoniali tra coniugi (fondo patrimoniale, impresa familiare), il regime degli alimenti (di cui beneficiano peraltro anche le nuove convivenze di fatto), alcuni istituti contrattuali in materia di lavoro (diritto a percepire l’indennità di fine rapporto e di preavviso in caso di decesso del “coniuge”), i diritti successori (al pari dei coniugi le parti dell’unione civile saranno considerati eredi legittimi del partner deceduto).  

Le cause di scioglimento dell'unione civile vengono individuate in:

-morte di una parte

-casi previsti in tema di divorzio

-sentenza di rettificazione di sesso

-volontà di una delle parti, da dichiararsi dinanzi all'ufficiale dello stato civile che provvede alla relativa annotazione nel registro delle unioni civili decorsi 3 mesi dalla domanda.

 

Entro 6 mesi dall'entrata in vigore della Legge 76/2016 il Governo dovrà adottare norme di coordinamento per coordinare la novella alle norme già esistenti e rendere operative le nuove disposizioni disciplinanti le unioni civili che, per ora, non sono ancora attuabili.